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Can past cultural hibridity be revived? Old Delhi in Anita Desai’s fiction

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Riassunto

Questo articolo esplora la relazione dinamica tra spazialità e processi sociali nella città, gli “spazi vissuti” negoziati da scrittori/personaggi/lettori. Si concentra su Shahjahanabad/Old Delhi e il suo passato grandioso di ricche tradizioni storiche, linguistiche e poetiche con riferimento ai romanzi di Anita Desai, Clear Light of Day e In Custody, e svela i collegamenti tra la città reale e quella fittizia. La città di Mughal era famosa non solo per la sua magnificenza architettonica, ma anche per la sua cultura composita e per i suoi intenditori d’arte. Le forze storiche hanno distrutto fisicamente la città, smantellato la sua vita culturale e, nel processo, ne hanno strangolato l’anima. I due romanzi invocano ripetutamente la nostalgia per la grandezza e l’armonia del passato, e l’articolo suggerisce la necessità di andare oltre il lutto per le tradizioni perdute nel testo e fuori da esso, per i cittadini-lettori; fa riferimento, inoltre, alla possibilità dell’ibridismo culturale nelle spazialità trasformate.

Parole chiave

Anita Desai, Clear Light of Day, In Custody, spazialità, processi sociali, ibridismo culturale.

 

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